Una visita inaspettata

di Antonio Barcella

 

Massimo entrò nello studio e richiuse accuratamente la porta. Si avvicinò con circospezione alla libreria e, dopo essersi guardato ancora una volta intorno, spostò alcuni libri e prelevò la bottiglia nascosta dietro di loro.
Alla sua età non aveva nessun bisogno di nascondersi per fare ciò che voleva, ma era stanco dei continui consigli dei suoi familiari. Era stufo di sentirsi rimproverare per quello che faceva. "Questo ti fa male". "Questo nuoce alla circolazione". "Il medico ha detto che non puoi fare questo".
Basta ! Non ne poteva più.
Dentro di se sapeva che gli altri avevano ragione. Ma a quale scopo cercare di comportarsi correttamente? Forse per vivere qualche giorno di più? E in quale condizioni se la sua salute andava sempre più peggiorando? Preferiva trascorrere gli ultimi giorni, mesi o anni che gli restavano vivendo intensamente e togliendosi tutte le fantasie che voleva.
Si avviò verso la sua poltrona preferita e dopo essersi accomodato si versò il vino nel bicchiere e lentamente sorseggiò quel nettare. Fu come assorbire un pieno di energia e sentì come rinvigorire le sue stanche membra. Vide all'improvviso un'ombra muoversi vicino alla porta-finestra che dava sul giardino. Con una sensazione di lieve panico e con la voce roca e impastata dalla mistura vino-paura, gridò:
"Chi sei? Cosa fai in casa mia?"
Una mano spostò la tenda ed una figura scura fece capolino nella stanza. Massimo, con panico crescente, cercò di mettere a fuoco l'individuo che era penetrato nella sua abitazione e si guardò velocemente intorno alla ricerca di aiuto…di una via di fuga o di un oggetto da poter utilizzare come arma di difesa. In realtà lo sconosciuto non si comportava come qualcuno sorpreso a rubare o in vena di azioni peggiori, ma come una persona venuta a trovare un amico e quindi con tutti i diritti di stare in quel luogo. Anzi la sua bocca accennò un lieve sorriso che in qualche modo tranquillizzò Massimo.
"Ti chiedo ancora una volta: chi sei? Ci conosciamo?", ripeté ancora una volta.
"E' una domanda che dovresti porre più a te stesso che a me", rispose l'altro con voce profonda e tranquilla.
"Perché dovrei conoscerti? Non mi ricordo assolutamente di te. "
"Eppure abbiamo passato insieme momenti molto importanti. "
"Continuo a non ricordare. Perché non provi ad aiutarmi? La mia memoria ormai mi fa strani scherzi e non riesco a metterti a fuoco. "
La sua voce era sempre più impastata ma non dipendeva dal vino che stava sorseggiando. Non riusciva più a distinguere le sensazioni che stava provando.
Paura? No, forse soltanto un lieve timore.
"Non ricordi ? Ero con te in trincea durante la Grande Guerra", disse l'estraneo.
Le rughe del viso di Massimo si accentuarono ulteriormente nello sforzo di ricordare quel volto così indefinito e il pensiero volò a quei terribili momenti vissuti sotto l'incalzare del nemico. Ma ancora una volta non riuscì ad assegnare un nome al suo interlocutore. L'unica cosa che riusciva a ricordare erano i suoi abiti macchiati del sangue dei suoi compagni, i corpi di chi era caduto intorno a lui e la confusione degli ordini che venivano impartiti. Ma lui no. Proprio non riusciva a ricordarlo.
"Ora ti ricordi di me? "
Con un cenno del capo fece capire di essere ancora immerso in una profonda oscurità.
"Eravamo insieme anche venti anni dopo quando, mentre stavi passeggiando con la tua bicicletta, fosti investito da un'automobile e scaraventato in un fosso. "
Ripensò anche a quei tragici momenti quando fu raccolto in un cespuglio di rovi dagli infermieri della croce rossa, in condizioni critiche, e trasportato d'urgenza in ospedale. Avevano curato le sue profonde ferite mettendo punti ove necessario, soprattutto quelle riportate al capo, e fu sottoposto ad un intervento chirurgico per ricucire i tendini lacerati del piede destro.
Eppure quel volto proprio non riusciva a ricordarlo. E poi non capiva il nesso fra i due episodi. Un'ombra gli solcò il viso. Chi poteva essere colui che gli era stato vicino in quei due momenti della sua vita così terribili e soprattutto così lontani nel tempo. Il suo corpo fu scosso da un fremito … cominciava a capire.
"Ero con te anche pochi anni fa quando il tuo cuore dette i primi sintomi di cedimento e fosti ricoverato in sala rianimazione. Ricordi quando ti attaccarono tutti quei sensori e successivamente ti sottoposero ad un intervento chirurgico per inserire un by-pass coronarico? Si anche allora ti ero vicino… molto vicino. "
Ormai Massimo aveva intuito chi aveva di fronte ma il suo subconscio respingeva quell'evidenza. Un brivido freddo gli accarezzò la spina dorsale e cominciò a tremare in ogni parte del corpo. Si guardò intorno alla ricerca di un improbabile aiuto, ma era consapevole che in quel momento nessuno poteva aiutarlo.
Cercò di guardare attentamente colui che aveva di fronte o forse ormai era meglio dire colei.
Lentamente riacquistò un lieve coraggio che gli permise di muovere appena le labbra e sussurrò:
"Perché adesso e non allora? "
"Sei in grado di rispondere tu stesso a questa domanda. Allora avevi la forza di lottare … combattere … vivere ! Quella forza che ormai ti ha abbandonato. Sei tu che hai scelto il momento. Il tuo corpo ha ormai esaurito le sue forze. Non riesci più ad alleviare i tuoi acciacchi che ogni giorno sono sempre di più. Ma soprattutto sei stanco di vivere in un mondo che non è più il tuo. Si, in realtà sei tu che mi hai chiamato ed io sono qui per accompagnarti. "
Porse una mano verso di lui con un invito a prenderla. Massimo rifletté ancora alcuni attimi in cui, come in un film, gli scorse tutta la vita davanti agli occhi. Poi afferrò quella mano ed immediatamente sentì profondere nel suo corpo una nuova energia, più forte di quella che aveva mai avuto e capì in quel momento che non era la fine ma l'inizio di qualcosa di meravigliosamente nuovo.



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