Massimo
entrò nello studio e richiuse accuratamente la porta. Si
avvicinò con circospezione alla libreria e, dopo essersi
guardato ancora una volta intorno, spostò alcuni libri e
prelevò la bottiglia nascosta dietro di loro.
Alla sua età non aveva nessun bisogno di nascondersi per
fare ciò che voleva, ma era stanco dei continui consigli
dei suoi familiari. Era stufo di sentirsi rimproverare per quello
che faceva. "Questo ti fa male". "Questo nuoce alla
circolazione". "Il medico ha detto che non puoi fare questo".
Basta ! Non ne poteva più.
Dentro di se sapeva che gli altri avevano ragione. Ma a quale scopo
cercare di comportarsi correttamente? Forse per vivere qualche giorno
di più? E in quale condizioni se la sua salute andava sempre
più peggiorando? Preferiva trascorrere gli ultimi giorni,
mesi o anni che gli restavano vivendo intensamente e togliendosi
tutte le fantasie che voleva.
Si avviò verso la sua poltrona preferita e dopo essersi accomodato
si versò il vino nel bicchiere e lentamente sorseggiò
quel nettare. Fu come assorbire un pieno di energia e sentì
come rinvigorire le sue stanche membra. Vide all'improvviso un'ombra
muoversi vicino alla porta-finestra che dava sul giardino. Con una
sensazione di lieve panico e con la voce roca e impastata dalla
mistura vino-paura, gridò:
"Chi sei? Cosa fai in casa mia?"
Una mano spostò la tenda ed una figura scura fece capolino
nella stanza. Massimo, con panico crescente, cercò di mettere
a fuoco l'individuo che era penetrato nella sua abitazione e si
guardò velocemente intorno alla ricerca di aiuto di
una via di fuga o di un oggetto da poter utilizzare come arma di
difesa. In realtà lo sconosciuto non si comportava come qualcuno
sorpreso a rubare o in vena di azioni peggiori, ma come una persona
venuta a trovare un amico e quindi con tutti i diritti di stare
in quel luogo. Anzi la sua bocca accennò un lieve sorriso
che in qualche modo tranquillizzò Massimo.
"Ti chiedo ancora una volta: chi sei? Ci conosciamo?",
ripeté ancora una volta.
"E' una domanda che dovresti porre più a te stesso che
a me", rispose l'altro con voce profonda e tranquilla.
"Perché dovrei conoscerti? Non mi ricordo assolutamente
di te. "
"Eppure abbiamo passato insieme momenti molto importanti. "
"Continuo a non ricordare. Perché non provi ad aiutarmi?
La mia memoria ormai mi fa strani scherzi e non riesco a metterti
a fuoco. "
La sua voce era sempre più impastata ma non dipendeva dal
vino che stava sorseggiando. Non riusciva più a distinguere
le sensazioni che stava provando.
Paura? No, forse soltanto un lieve timore.
"Non ricordi ? Ero con te in trincea durante la Grande Guerra",
disse l'estraneo.
Le rughe del viso di Massimo si accentuarono ulteriormente nello
sforzo di ricordare quel volto così indefinito e il pensiero
volò a quei terribili momenti vissuti sotto l'incalzare del
nemico. Ma ancora una volta non riuscì ad assegnare un nome
al suo interlocutore. L'unica cosa che riusciva a ricordare erano
i suoi abiti macchiati del sangue dei suoi compagni, i corpi di
chi era caduto intorno a lui e la confusione degli ordini che venivano
impartiti. Ma lui no. Proprio non riusciva a ricordarlo.
"Ora ti ricordi di me? "
Con un cenno del capo fece capire di essere ancora immerso in una
profonda oscurità.
"Eravamo insieme anche venti anni dopo quando, mentre stavi
passeggiando con la tua bicicletta, fosti investito da un'automobile
e scaraventato in un fosso. "
Ripensò anche a quei tragici momenti quando fu raccolto in
un cespuglio di rovi dagli infermieri della croce rossa, in condizioni
critiche, e trasportato d'urgenza in ospedale. Avevano curato le
sue profonde ferite mettendo punti ove necessario, soprattutto quelle
riportate al capo, e fu sottoposto ad un intervento chirurgico per
ricucire i tendini lacerati del piede destro.
Eppure quel volto proprio non riusciva a ricordarlo. E poi non capiva
il nesso fra i due episodi. Un'ombra gli solcò il viso. Chi
poteva essere colui che gli era stato vicino in quei due momenti
della sua vita così terribili e soprattutto così lontani
nel tempo. Il suo corpo fu scosso da un fremito cominciava
a capire.
"Ero con te anche pochi anni fa quando il tuo cuore dette i
primi sintomi di cedimento e fosti ricoverato in sala rianimazione.
Ricordi quando ti attaccarono tutti quei sensori e successivamente
ti sottoposero ad un intervento chirurgico per inserire un by-pass
coronarico? Si anche allora ti ero vicino molto vicino. "
Ormai Massimo aveva intuito chi aveva di fronte ma il suo subconscio
respingeva quell'evidenza. Un brivido freddo gli accarezzò
la spina dorsale e cominciò a tremare in ogni parte del corpo.
Si guardò intorno alla ricerca di un improbabile aiuto, ma
era consapevole che in quel momento nessuno poteva aiutarlo.
Cercò di guardare attentamente colui che aveva di fronte
o forse ormai era meglio dire colei.
Lentamente riacquistò un lieve coraggio che gli permise di
muovere appena le labbra e sussurrò:
"Perché adesso e non allora? "
"Sei in grado di rispondere tu stesso a questa domanda. Allora
avevi la forza di lottare combattere vivere ! Quella
forza che ormai ti ha abbandonato. Sei tu che hai scelto il momento.
Il tuo corpo ha ormai esaurito le sue forze. Non riesci più
ad alleviare i tuoi acciacchi che ogni giorno sono sempre di più.
Ma soprattutto sei stanco di vivere in un mondo che non è
più il tuo. Si, in realtà sei tu che mi hai chiamato
ed io sono qui per accompagnarti. "
Porse una mano verso di lui con un invito a prenderla. Massimo rifletté
ancora alcuni attimi in cui, come in un film, gli scorse tutta la
vita davanti agli occhi. Poi afferrò quella mano ed immediatamente
sentì profondere nel suo corpo una nuova energia, più
forte di quella che aveva mai avuto e capì in quel momento
che non era la fine ma l'inizio di qualcosa di meravigliosamente
nuovo.
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