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Pensieri in Libertà

Dedicato all'Università

 

 

Questa volta voglio indirizzare un pensiero ad alcuni professori universitari e al loro modo di gestire gli esami di fine corso. Mi è capitato più volte di accedere a siti di università italiane per vedere sulle pagine web i risultati di alcuni esami e spesso sono rimasto stupito per l'esiguo numero di risultati positivi. Non parlo di esami superati dal 50 % dei partecipanti o quelli in cui anche solo un terzo degli studenti ha ottenuto l'abilitazione, bensì di esami a larga partecipazione in cui solo uno o due allievi non sono stati colpiti dalla mannaia dell'insegnante.
Una domanda mi si erge immediata: di chi è la colpa di tutto ciò?
La risposta più scontata attribuisce la colpa agli studenti stessi, con i soliti luoghi comuni "non hanno voglia di studiare", "la preparazione fornita dalla scuola dell'obbligo è scarsa", "non si applicano", "hanno sempre la testa da un'altra parte"…. Ma è proprio così? … eppure quelli sono gli stessi ragazzi che in altre materie superano le prove a stragrande maggioranza e con il massimo dei voti. E poi mi chiedo se veramente c'è qualcuno che pensa che gli studenti vanno all'università solo per passare il tempo o per prendere il pezzo di carta con il minimo dello sforzo. Non nego che qualche volta ciò sia vero, ma non deve essere generalizzato sulla maggior parte dei ragazzi che frequentano quel luogo di cultura allo scopo di imparare qualcosa da qualcuno che può insegnarla.
Qui automaticamente c'è la seconda risposta: allora dipende da alcuni professori che non sanno trasferire la loro conoscenza. Certo anche questa è solo una parte di verità, come suggeriscono alcune percentuali di promozioni intorno al 2-3%. Non nego che in questi casi qualcuno dovrebbe dire a questi "dotti ed eruditi professori" di accomodarsi alla porta, perché il loro mestiere è quello di trasferire la conoscenza e i risultati dimostrano tutto il loro fallimento.
Anche questa è solo una risposta parziale alla domanda che ci siamo posti.
Allora mi viene il dubbio che il problema sia legato in qualche modo alla riforma universitaria, attuata con il decreto n. 509 del 3 novembre 1999, che introduce il sistema dei crediti per ogni esame superato, basandosi sul numero di ore di lavoro necessarie a conseguire l'abilitazione. Il decreto stabilisce che un credito equivale a 25 ore di lavoro, compreso il tempo necessario alla frequenza del corso, nonché lo studio individuale, le esercitazioni e i laboratori.
Questo equivale ad affermare che un esame di tre crediti richiede al massimo 75 ore di studio tutto compreso!
Come mai allora certi esami si riescono a superare solo dopo vari tentativi, con un impiego di ore di studio superiori anche 4 o 5 volte al valore stabilito dal decreto? Certo questo vale più per le discipline scientifiche che per quelle umanistiche ma, a quel che mi risulta, la legge non fa distinzione di facoltà bensì solo di impegno in termini di tempo.
Il dibattito è aperto… fatemi sapere il vostro pensiero sull'argomento.


Antonio Barcella