Questa
volta voglio soffermarmi su un argomento caro a molte persone,
soprattutto ai lavoratori dipendenti della mia età
che hanno visto, già più volte, allontanare
quella meta agognata di una vecchiaia serena. Vite che hanno
sacrificato gli anni migliori su una catena di montaggio o
dietro una scrivania. I governi che si sono succeduti negli
ultimi sessant'anni, di diversi colori politici, anziché
migliorare nel tempo le condizioni economiche di questa povera
nazione, hanno sempre pensato a come mettere le mani sul "malloppo"
rappresentato dalle pensioni e dalle liquidazioni dei lavoratori.
Prima ci hanno raccontato che i versamenti effettuati non
erano sufficienti per sostenere il sistema previdenziale,
smentiti dai conti reali su cui non va considerata la parte
sociale che deve essere a carico di tutti gli italiani, poi
che l’aspettativa di vita si è allungata mettendo
in crisi il sistema. Niente di più falso! Il sistema
è entrato in crisi soprattutto per la cattiva amministrazione
del denaro versato nel corso degli anni, soldi veri quando
sono stati depositati, soldi svalutati quando ti saranno restituiti
sotto forma di una misera elargizione mensile. L'elevamento
dell'età pensionabile, a 65 anni o a 40 anni di contributi,
costringerà tutti a lavorare senza fine, quasi fino
alla morte. Ciò che appare più assurdo in questo
quadro è che i lavoratori hanno consegnato i propri
soldi allo stato per ottenere un servizio, quindi questo si
configura come un contratto tra due parti di cui una delle
due, all’improvviso, decide di cambiare in corsa le
regole del gioco, senza preoccuparsi se la controparte è
d’accordo o meno. Di solito quando esiste un contratto
tra due parti e una delle due chiede di cambiarne i contenuti,
si apre una negoziazione garantendo ad ognuno i diritti già
acquisiti. C’è poi un altro aspetto, non meno
importante, da valutare: mentre il governo tenta di alzare
l’età pensionabile, le aziende si disfano dei
lavoratori cinquantenni perché, secondo loro, poco
produttivi e con alte retribuzioni.
Dalla
serie: “Paga sempre Pantalone”.
P.S.
Proprio ieri ho ricevuto, per la seconda volta in una settimana,
l'estratto conto INPS relativo agli utimi due anni dei miei
versamenti. Ho subito pensato "finalmente un minimo di
efficienza!", credendo che fossero stati corretti i diversi
errori contenuti nel primo. Invece per mia sgradita sorpresa,
il contenuto della missiva era la copia speculare di quella
ricevuta una settimana prima. Se questo errore è stato
ripetuto su altri lavoratori, sarebbe un esempio lampante
di come viene sperperato il nostro denaro.
24
Maggio 2007