Incipit del libro "La collera del cielo"

di Antonio Barcella

Il libro "La collera del cielo" di Antonio Barcella vince il secondo premio al 20° Concorso Letterario Internazionale "Giovanni Gronchi" di Pontedera per la sezione Narrativa Edita

ULTIMA ORA - Il libro "La collera del cielo" di Antonio Barcella è semifinalista al prestigioso concorso letterario "Trofeo Penna d'Autore"

 

Era la metà di giugno e il caldo era già arrivato a livelli insopportabili. L’umidità ristagnava nell’aria provocando quel senso di afa pesante che rende difficile la respirazione. Inoltre, la posizione geografica di Rocca Massona, a trecento metri sul livello del mare nell’entroterra dell’Italia meridionale, non aiutava in alcun modo a trovare nelle vicinanze possibilità di refrigerio. Il paesaggio che faceva da cornice al paese presepe non era altro, ormai, che brulla e arida montagna con piccoli boschetti rinsecchiti sparsi qua e là. Erano già più di due mesi che non pioveva, e a giudicare dal cielo completamente sgombro di nubi non c’era speranza alcuna che arrivasse, di lì a poco tempo, un buon temporale a cambiare il clima. Gli anziani del posto evitavano di uscire di casa prima che il sole fosse tramontato, e che le ombre della sera con la loro timida frescura potessero donare quel leggero sollievo a chi aveva sofferto per tutto il rovente giorno.
Le dieci di mattina, e già questo caldo opprimente… la giornata sarà dura da passare! pensò tra sé Michele Risponi, asciugando con un fazzoletto il sudore dal petto e tentando al tempo stesso di scacciare quelle fastidiose mosche che si appiccicavano addosso. Indossava soltanto una camicia a grossi rombi azzurri, completamente slacciata fino alla cinta dei calzoni corti, e un vecchio paio di scarpe da ginnastica portate senza calzini. Più o meno come si vestiva tutti i giorni.
A passi veloci e cadenzati, e con quel suo fisico più da playboy che da maestro elementare, Michele stava scendendo il viottolo che portava da casa sua, posta nella parte alta e più vecchia del paese, verso la piazza principale – per meglio dire, l’unica piazza di Rocca Massona.
Già a quell’ora mattutina si sentivano nell’aria i forti odori di cucina provenire da quelle poche porte, sempre aperte, che affacciavano lungo la stradina. Constatò con rammarico che le case ancora abitate erano sempre meno, mentre erano in forte aumento finestre e porte sbarrate da assi di legno inchiodate a indicare il loro stato di definitivo abbandono. I vecchi muri di pietra delle case, seppur degradati, reggevano all’usura del tempo, ma niente potevano contro quell’emorragia di persone. Ormai il paese contava poco più di duecento anime e stava lentamente scomparendo, aggiungendosi al già gran numero di città morte nel sud Italia.
All’improvviso un cane gli sbarrò la strada, cominciò a ringhiargli contro e a mostrare i denti.
Per nulla intimorito dall’apparente aggressività dell’animale, Michele si chinò e gli carezzò la testa, placandone subito le rimostranze per averlo trascurato negli ultimi giorni:
“Ciao, Peggy. Finalmente ho incontrato qualcuno in questo paese di zombie! Meno male che almeno tu sei rimasta qui a farmi compagnia. Formiamo proprio una bella coppia di piccoli bastardi radicati sul proprio territorio… io ti potrei raccontare mille scuse sui motivi che mi trattengono, ma tu, che ci fai ancora qui, in questo posto dimenticato da Dio dove tra poco non ci sarà più nessuno a darti un boccone da mangiare?”
Per tutta risposta la cagnetta si sdraiò per terra sulla schiena, aprendo le corte zampette in cerca di ulteriori carezze.
“Che sfacciataggine!” esclamò ridendo l’uomo. “Cosa ti succede? Non trovi più un cane che possa soddisfare le tue voglie e devi accontentarti di una bestia come me?!” le chiese Michele guardandola negli occhi, nell'inutile attesa di una risposta.
Tutti i giorni le stesse cose, sempre l’identica noiosa e insopportabile routine… pensò Michele amaramente, tirando un grosso sospiro. Sapeva già quello che sarebbe accaduto nei successivi minuti: Peggy lo avrebbe seguito per qualche decina di metri scodinzolando e abbaiando, per poi tornare al suo piccolo rifugio; poi avrebbe percorso quel tratto scivoloso e scosceso del viottolo, dove avrebbe rischiato di cadere per la disastrosa condizione della strada, effetto della lenta erosione invernale e di anni d’incuria; infine, voltato l’angolo, avrebbe incontrato la sora Rosa, vecchina ottantenne sempre vestita di nero, seduta sulla porta della sua catapecchia intenta a ricamare. Immaginava già come avrebbe reagito l’anziana signora al suo passaggio: sarebbe prontamente rientrata in casa facendosi il segno della croce, come se avesse visto il diavolo in persona. Non era il caso di prendersela. L’anziana donna era un po’ fuori di testa e quel gesto non era rivolto a lui in particolare, ma a tutto il genere umano. Si comportava così con chiunque, senza distinzione alcuna.
Tutto si svolse come lui aveva previsto: Peggy dopo un ultimo latrato era tornata al suo posto; Michele aveva superato senza troppe difficoltà le insidie del percorso, e la vecchina al suo passaggio si era ritirata in casa come se avesse visto uno spettro, lasciando però tranquillamente la porta aperta, senza preoccuparsi di chi potesse entrare.
Unica variante all'inesorabile consuetudine fu l’incontro inaspettato con Marianna.
Fu un piacevole diversivo incontrare quella splendida, prosperosa ragazza, con quei lunghi capelli scuri e fluenti che le circondavano il viso radioso sempre illuminato da un dolce sorriso, e con quel corpo da schianto da fare invidia a una modella e che stimolava in lui fantasie difficili da reprimere.
Si conoscevano da quando erano bambini ed erano cresciuti insieme. A quei tempi, lei non era ancora quel magnifico cigno che sarebbe poi diventata, e non aveva destato la sua attenzione. Lui aveva dedicato i suoi sguardi a colei che in seguito sarebbe poi diventata sua moglie, Caterina, che allora era la ragazza più bella del paese. Poi, con il tempo, la figura di lei si era un po’ indebolita. I suoi fianchi si erano allargati, il seno non si teneva più senza sostegni e soprattutto, quello che lui non le aveva mai perdonato, si era tagliata i meravigliosi lunghi capelli colore del grano maturo. Proprio l’opposto di Marianna, che col passare degli anni aveva conservato e migliorato il suo fantastico aspetto fisico divenendo in breve la più bella donna del circondario.
Avvicinandosi a lei, Michele non poté fare a meno di guardare con desiderio il seno straripante sotto la camicetta rosa, quei due capezzoli che tentavano di uscire fuori da quella prigione di seta che non riusciva a contenerli.
“Ciao, Marianna.”
“Ciao, Michè.” rispose lei.
“Dove te ne vai a passeggio?”
“Vado a trovare la sora Maria, che ieri è stata poco bene a causa di un malore.”
“Per il caldo?”
“Credo di sì. Anche se con le persone anziane è difficile a volte capire il motivo di un leggero collasso… certo che il tempo di questa strana stagione non le aiuta davvero. Pensa poi che siamo solo all’inizio dell'estate e deve ancora arrivare il periodo peggiore.” disse lei facendosi aria con le mani, in cerca di un po’ di refrigerio, verso il petto lucido attraversato da alcune gocce di sudore. “Vado a vedere se la sora Maria ha bisogno di aiuto: qualche faccenda da sbrigare o qualcosa da comprare.”
“Da me non ci vieni mai a vedere se ho bisogno di qualcosa!” ammiccò Michele con ironia, guardandola apertamente con avidità e desiderio. “E tu avresti tanto da darmi.”
“Michè falla finita! Fattelo dare da Caterina quello di cui hai bisogno e lascia stare le donne degli altri!” rispose Marianna in tono imbronciato, riprendendo il cammino interrotto e fermando sul nascere quella conversazione che si stava inoltrando su una via pericolosa.
Appena svoltato l’angolo, la donna distese il volto di circostanza e accennò un sorriso di soddisfazione. Dentro di sé non poteva negare che le attenzioni di Michele le facessero piacere. La inorgoglivano, e la facevano sentire desiderabile. Lui era un bell’uomo, forse il più attraente del paese… e se quella troia di Caterina non si fosse fatta mettere incinta da lui, dodici anni prima, forse ora Michele sarebbe stato suo! Invece, per non restare zitella si era dovuta accontentare di una seconda scelta come Nicola… un brav’uomo, per carità, ma che non possedeva certo né il fascino né il corpo statuario di Michele.
Ormai la situazione è questa e non si può più modificare… tentò di persuadersi, senza troppa convinzione.


... continua

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