Due parole
sul libro e sul periodo storico del 'sessantotto ad un anno dalla
pubblicazione
E’ passato quasi un anno dalla
prima presentazione del mio libro “Tre nel sessantotto”
e voglio fare un piccolo bilancio di questa prima esperienza come
scrittore. La pubblicazione di questo libro mi ha regalato enormi
soddisfazioni che non hanno prezzo, ho riscoperto amici che credevo
dimenticati. Ho avuto dei buoni ritorni da parte di tutti coloro
che hanno letto il romanzo e questo rappresenta per me già
un piccolo successo. In qualcuno ha suscitato forti emozioni fino
a far versare una piccola lacrimuccia, in altri ha risvegliato ricordi
di un periodo vissuto ed in cui si sono riconosciuti, nei più
giovani la curiosità di comprendere qualcosa di un argomento
di cui si è tanto parlato.
Dal titolo qualcuno potrebbe pensare che si tratta di un romanzo
politico, in realtà il libro tratta delle vicende di un ragazzo
che sta diventando uomo e che affronta le incognite della sua adolescenza:
l’amore, la scuola, gli amici, lo sport, il confronto delle
idee e la confusione dentro e fuori di sé.
Certo non si possono affrontare quegli anni importanti senza accennare
al momento politico e a quello che accadeva intorno, a come cambiavano
le persone ed il modo di vedere le cose, così diverso da
come lo vivevano i nostri genitori, appena usciti da una guerra
cruenta e con la voglia di vivere una vita tranquilla dopo tanta
violenza.
Il sessantotto è stato descritto come un anno di lotte, di
scontri, di mobilitazione di massa contro la scuola ed il governo
da parte di studenti estremamente politicizzati. Diciamo che questa
è solo una faccia della verità, forse la conclusione
di una lenta maturazione di qualcosa avvenuto in maniera naturale
e senza forzature. In quel pe-riodo non eravamo così consapevoli
di segnare la storia, ma tutto è avvenuto in modo quasi goliardico.
Eravamo ragazzi di 15-16 anni con i problemi e le difficoltà
di tutti i ragazzi che vivono la loro adolescenza in un mondo autoritario
e diverso da come lo sognavamo da bambini e soprattutto molto difficile
da comprendere. Abbiamo preso lentamente consapevolezza di quello
che volevamo ed abbiamo lottato duramente per ottenerlo.
Ci siamo riusciti?
L’abbiamo trasformato come molti sostengono?
L’abbiamo migliorato?
Dal periodo politico che stiamo vivendo e da quanto vediamo intorno
a noi, la risposta immediata non può essere positiva ma,
solo dopo il trascorrere di tanti anni ancora, la Storia sarà
in grado di fornire le risposte giuste a queste domande così
difficili.
Proviamo invece a porci l’interrogativo in maniera diversa:
come sarebbe ora il mondo senza aver vissuto il sessantotto, senza
i suoi principi e le sue lotte?
Vi lascio qualche secondo di tempo per pensarci…
Io non ho una risposta a questa domanda, ma mi affiora in testa
un nuovo interrogativo ancora più provocatorio ed estremo:
ci sarebbe ancora un mondo senza il sessantotto?
Pensate per un attimo al pericolo nucleare, alla guerra fredda,
al clima di guerra civile che si respirava in Italia con i tentativi
non riusciti di golpe, alle stragi di stato, agli anni di piombo,
per finire con la caduta del muro di Berlino. Io sono convinto che
le nostre lotte abbiano inciso profondamente in questi avvenimenti,
mutandone gli eventi che avrebbero potuto essere ben più
tragici e drammatici di quanto è avvenuto.
Tornando al libro, in parte autobiografico, è stato ambientato
in quell’epoca unica e contraddittoria, in cui era necessario
scegliere da quale parte della barricata stare. Narra della storia
di Marco, il protagonista del romanzo, innamorato contemporaneamente
di due ragazze tra le quali non riesce a scegliere quella che sarà
la donna della sua vita o forse, in realtà, non vuole affatto
scegliere. Poi c’è l’amicizia, quella vera, quella
importante, quella che lascia un segno dentro anche quando le strade
della vita si dividono irrimediabilmente per non tornare mai più
ad incrociarsi.
Non vi voglio anticipare altro, per non rovinarvi il piacere di
leggerlo…sperando solo che abbiate voglia di farlo.