Un articolo splendido
che accomuna tanti sessantottini che, come te, credevano di cambiare
il mondo e che, da questo mondo, sono stati schiacciati.
Credevamo in un'utopia? Forse sì, ma comunque credevamo in
qualcosa!
Abbiamo sbagliato? Forse, certamente non abbiamo considerato che,
per cambiare il mondo, dovevamo cambiare l'uomo, non come classe dirigente
ma come modo di essere, di pensare, di vivere. In questo sì,
abbiamo sbagliato! Certamente sul sessantotto saranno scritte tante
cose ma forse tu ed io sappiamo che l'unica cosa di cui non parleranno
è che fummo strumentati per fini ed ideali non nostri. Eravamo
giovani ed è questa la nostra unica scusante.
Dei miei ideali e di ciò che ho fatto nella vita, come credo
anche tu e la massa di quei giovani che scesero in piazza, non mi
pento, l'unico rammarico, questo sì, è di non aver saputo
arginare il mare di "fango" e d'ignoranza che ora ci circonda,
di questo sì, devo chiedere perdono! (M.S.
18-2-2010)
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Ho letto attentamente
le ..intenzioni dell’articolo, e credo che molti del 68 hanno
riscontrato a distanza di tempo, gli stessi sentimenti, riguardo
ad un periodo sicuramente unico della storia d’Italia e non
solo. Con gli occhi di oggi, non saprei dire come sarebbero andate
le cose senza il 68, …forse ci sarebbe stato un “72”
o un “79” ..o chissà, forse niente, e magari ci
si trovava ancora con l’alzarsi in piedi quando entrava l’insegnate,
anziché picchiarlo, imparare Dante anziché Grande Fratello,
scrivere temi anziché sms, parlare anziché chattare,
incontrarsi anziché bloggarsi, l’osteria del sor mario,
anziché i MacDonald, …. Guardo a quel periodo con gli
occhi di oggi, e penso che qualcosa non sia andato come doveva, in
molti credo abbiano esagerato nell’intento ideologico più
che l’equità sociale, forzando serrature con quella violenza
che ha impedito di capirsi bene nell’obiettivo da cercare/raggiungere.
Non nascondo l’orrore,nel
notare come molti attuali genitori del “68” crescono la
propria prole, non ancora capaci di distinguere la differenza tra
la necessaria crescita di tutti, e la maleducazione, e si offendono
se l’insegnante del figlio cerca di spiegargli per l’ennesima
volta che il cellulare in classe va spento...dimenticando che il “cellulare”,
fa sempre male, …come quello che molti anni prima, li prelevava
dalle rivolte e li portava via… la memoria, se non usata, è
un gran pasticcio!! Tu
caro Antonio, con mia gioia e vanto, non sei fra questi ultimi, e
di sicuro alle nipotine, la prima cosa che avrai insegnato è
..forza Roma ..no scherzo.., la bellezza del rispetto,
che sempre sa mettere sullo stesso piano, il valore della persona,
..a prescindere l’anno, il paese, il ruolo,….e grazie
per averle condivise anche con noi. (S.G.
18-2-2010)
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Grazie per avermi
regalato questo momento di riflessione su quello che è stato
e quanto accade oggi, purtroppo. Condivido pienamente con te lo stato
d’animo nei confronti del mondo del lavoro. ...Visti i tempi
che corrono c’è da preoccuparsi) di venir messo in condizione
di lasciare in maniera dignitosa. ... Quello lavorativo è solo
uno degli aspetti decadenti di questo momento storico. Se pensiamo
agli intrecci politico-mafiosi che detengono il potere con l’impunità
di poter fare qualunque cosa per il proprio tornaconto a discapito
della grande massa della popolazione. Sto pensando alle varie corruzioni
nell’ambito della sanità pubblica o ai furbetti che pensano
ad arricchirsi sulle disgrazie altrui. Ma la cosa che mi fa rodere
di più è lo scempio che avviene nel mondo della scuola
e della ricerca. In quelli cioè che dovrebbero essere i settori
chiave per poter dare un futuro ai nostri figli. Mi verrebbe da pensare
che non c’è speranza, ma occorre avere fiducia e impegnandosi
anche con piccole cose (questo momento di riflessione ne è
un esempio) faremo si che il futuro non sarà poi tanto nero
come sembra. (M.G. 12-2-2010)